Miseria umana e politica
by admin on Jul.09, 2010, under Politica
Prima di decidermi a pubblicare le considerazioni che mi hanno assalito in relazione alla vicenda dei profughi eritrei prigionieri in un lager nel sud della Libia, ho dovuto fare un notevole sforzo per rimuovere la tentazione fortissima di ricorrere all’insulto violento nei confronti del cinico atteggiamento espresso non solo dai nostri massimi rappresentanti istituzionali, Silvio Berlusconi in primis, in quanto ispiratore di qualsiasi presa (o non presa) di posizione di questo governo, quindi dal plastificato ministro degli esteri Frattini e dal sardonico ministro degli interni Maroni, ma anche quello degli ancora numerosi cerchiobottisti che arrivano a pubblicare quanto segue:
“Il giorno dopo l’accordo in Libia, mediato dall’Italia, per la liberazione di 250 profughi eritrei, solo L’Avvenire, fra le grandi testate nazionali, la pubblica in prima pagina. E’ in primo piano anche su L’Unità, che la definisce “beffa”. Eppure l’accordo raggiunto è la dimostrazione che il trattato di amicizia e cooperazione italo-libico funziona, anche nei suoi meccanismi meno scontati. Infatti, nella relazione speciale con Tripoli, l’Italia non si impegnava solo a fornire assistenza tecnica e soldi ai libici in cambio della fine del flusso di migranti. Ma anche a proteggere i diritti di questi ultimi.”
(tratto da l’Opinione del 9 luglio).
oppure
“Sembrerebbe avviato a una soluzione il caso dei 250 eritrei rinchiusi nel carcere libico di Braq. I rifugiati, che avevano lanciato appelli per non essere rimpatriati temendo persecuzioni, verrebbero liberati se accetteranno di svolgere lavori socialmente utili in Libia. Il ministro degli esteri Frattini parla di successo italiano ottenuto «in silenzio e senza proclami», ma denuncia «l’assenza totale e assoluta dell’Europa». E ironizza sulle violenze libiche denunciate dai rifugiati: «Curioso che persone che si dicono torturate e imprigionate avessero telefoni satellitari». Il ministro dell’Interno Maroni sostiene che l’Italia non ha nessuna responsabilità nei confronti degli eritrei perché non c’è nessuna prova che siano tra gli 850 migranti respinti dall’Italia verso la Libia a maggio 2009, come invece denunciato dagli eritrei.”
(tratto dall’ Avvenire dell’ 8 luglio)
Ovvero viene considerato un successo aver ottenuto che dei poveri disgraziati, dopo averli respinti in mare contravvenendo a doveri sia morali che politici, vengano condannati ai lavori forzati a vita (presumo dolorosamente breve) in una nazione governata da un dittatore squilibrato, è il colmo della arrogante ipocrisia che contraddistingue il governo italiano.
Ma come al solito è più doloroso ancora verificare che le persone che lo hanno eletto, ed anche di quelle che non lo hanno eletto, sono tuttosommato insensibili a commedie indecorose come queste.
Forse per costoro è più indicato inquadrare la cosa dal punto di vista del portafoglio:
Il governo italiano ha deciso di rimborsare la Libia per i danni e le sofferenze subite durante l’occupazione coloniale con 5 miliardi di dollari (dilazionati, quindi + interessi), in cambio del contenimento di poveretti che scappano dalla violenza delle loro terre natali, in pieno possesso dei requisiti riconosciuti per la richiesta di asilo politico nei paesi europei.
Come contentino (o contentone) priorità alle aziende italiane nella realizzazione di opere pubbliche in Libia (magari per fare felici amici degli amici e funzionari locali), e possiamo ben immaginare con quale positivo ritorno per le tasche dei contribuenti italiani.
Se per caso non fosse già accaduto in passato, suggerirei all’Etiopia di avanzare analoga richiesta di risarcimento

