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L’illusione della democrazia diretta virtuale

by Domenico Raffaele on Mar.10, 2013, under Politica, Società

Rompo il prolungato silenzio con un post dedicato alla politica.

Quello che sta accadendo ora in Italia verrà probabilmente ricordato nei testi (o meglio files) di storia, come il vero inizio di una crisi epocale, la circostanza in cui è capitato che il primo tra i grandi paesi occidentali cadesse preda di un delirio tecnodemocratico, più tecno che demo, per la verità.

E’ successo che, confermando un talento consolidato, la coalizione di sx abbia saputo ancora una volta, se non proprio perdere, neppure vincere le elezioni, e di fatto non sia in grado di governare senza venire necessariamente a patti con qualcun altro, che nell’opinione del sottoscritto, che ha preferito votare SEL, non può essere nessun altro che non sia il M5S.

In questo senso mi spendo volentieri a supportare l’iniziativa di Fabio Roggiolani e Jacopo Fo, di invitare il M5S a mettere a punto una piattaforma comune di pochi ma sostanziali obiettivi da realizzare (in primis l’infame porcellum elettorale) prima di tornare, se inevitabile, a nuove elezioni.
Farsi lusingare dalle sirene della responsabilità ad ogni costo, dando vita alla riedizione di orribili mostri mitologici insieme a chi è pur sempre il primo responsabile del degrado di questo paese (avendo governato 15 degli ultimi 20 anni), vorrebbe invece dire la fine della sx e la sua balcanizzazione.

Detto questo, vorrei spendere qualche parola in una personale piccola analisi del fenomeno che ha maggiormente caratterizzato l’esito delle elezioni: lo straordinario successo del M5S di Beppe Grillo, ed i motivi di questo successo.

Credo che, dopo aver tratto in inganno gli avversari, facendo loro credere di aver ormai perso lo slancio iniziale, Beppe Grillo abbia saputo mettere in atto una irresistibile rimonta, che ha portato il M5S a risultare alla fine, a prescindere dalle coalizioni, il primo partito per numero di elettori.
E che l’efficacia di questo rush finale vada attribuita a più fattori: innanzitutto alla straordinaria professionalità di Grillo come attore comico, professionalità della quale la televisione si era colpevolmente (?) dimenticata da vent’anni almeno (e forse questo aiuta a spiegare, suonando come una vendetta finalmente consumata, l’accanimento antitelevisivo dello stesso Grillo).
In realtà il tanto avversato media televisivo quanto l’altrettanto odiato intero mondo giornalistico italiano hanno continuato masochisticamente a ad assicurargli grande visibilità, e paradossalmente, proprio per il gran rifiuto a comunicare con loro, mantenendolo così, a sbafo, al centro dell’attenzione, come un ingombrante convitato di pietra.

Ritornando all’aspetto professionale di Grillo come attore comico, non si può non notare che ha sempre recitato un particolare tipo di comicità, quella fustigatrice, una specie nella quale è possibile includere, per fare un esempio molto più soft, anche Luciana Litizzetto, e che è quella che, platelmante o in modo sottinteso, sfocia spesso alla fine in un vaffa… cui gli spettatori sono ben disposti ad unirsi, in una catarsi collettiva liberatoria.
Tale tipo di comicità è quella che meglio si adatta ad essere impiegata in politica, allo scopo di incitare le folle.
D’altro canto occorre dire che c’è anche chi è pronto ad affermare che in tal modo la violenza evocata viene appunto catartizzata e resa innoqua, pertanto al comico andrebbe in realtà conferito il Nobel per la pace, opinioni!

Da ultimo gli riconosco l’intuizione vincente di aver saputo presentarsi (unico in mezzo ad una schiera di dinosauri), come innovatore (seppur 65enne), che se ieri ci invitava tutti a usare skype, oggi cerca di attirarci con le lusinghe della democrazia diretta via Internet.
Grillo ha infatti saputo giocare la carta di Internet in modo magistrale, quasi pretendendo di essere, lui e il suo movimento, solo la naturale e inevitabile conseguenza dell’”era di Internet”.
La Rete, nella sua concezione, svolge la funzione di grande legittimatrice del suo dilettantismo e della sua attitudine profondamente anti-politica. Questa concezione ha ovviamente fatto presa, specialmente sui più giovani, ma è purtroppo una concezione immatura, viziata da quello che si può definire cyber-utopismo: la fiducia ingenua nel potenziale liberatorio della comunicazione online.
Questa “retorica digitale” è stata forse il principale ingrediente dello straordinario successo del Movimento 5 Stelle.
Mitizzando acriticamente la democrazia diretta virtuale e ostinandosi a negarne gli aspetti oscuri, i suoi ostinati sostenitori non vogliono riconoscere meccanismi piuttosto noti: All’interno di una massa aggregata è molto più appagante acclamare che sollevare obiezioni, oppure, peggio ancora, porsi in maniera critica. Si instaurano dinamiche perverse, in cui l’adesione ad un leader carismatico si sposa perfettamente con quel bisogno di riconoscimento che spesso, tra coloro che utilizzano piattaforme social, è il tratto distintivo principale. Il desiderio di venire accettati, e di evitare il rischio di venire emarginati per una qualche supposta diversità, porterebbe poi all’appiattimento di opinioni.
Il suo blog, il cui valore economico, in quanto unico tramite ufficiale tra il leader e i suoi sostenitori (ma a questo punto anche i suoi avversari), nel frattempo è ovviamente molto aumentato, rappresenta un esempio perfetto di come si sviluppino facilmente meccanismi simili.
Un blog di straordinario successo usato come unico campo di confronto non solo con gli altri, ma anche con la maggior parte dei propri sostenitori è un terreno di gioco in cui sarebbe da ingenui non sospettare che sia impiegato uno staff di “commentatori”, reali o virtuali, a pilotare il confronto online.

In ogni caso, quello cui non possiamo sottrarci, così come è inutile opporsi alla deriva dei continenti, o alla rotazione terrestre, è fare i conti col fatto che la politica virtuale ha fatto il suo prepotente ingresso in campo, piaccia o non piaccia, e la necessità che anche gli altri soggetti politici, e a me interessa riferirmi alla sinistra, sappiano adottare anch’essi strumenti (consultivi o partecipativi, non decisionali) basati sulla democrazia virtuale, sarà anzi una sfida da raccogliere, e insieme un contributo fondamentale per riaffermare il primato della politica rappresentativa, che rimane l’unica realmente possibile.

E necessario dunque capire che la Rete è uno strumento eccezionale, ma bisogna scoprirla e saperla usare sia per non esserne strumentalizzati che per fare in modo che si riveli realmente utile alla partecipazione politica.

Vorrei concludere consigliando la lettura di una intervista molto illuminante, e con riflessioni mirate proprio alla attuale situazione italiana, rilasciata da uno che nel digitale ci vive intensamente: il politologo bielorusso Evgeny Morozov, gia autore del best-seller “L’ingenuità della Rete”.

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1 Comment for this entry

  • x

    E’ proprio per discorsi come il tuo che ho deciso di abbandonare una sinistra inesistente e completamente digiuna di cose di sinistra. Ho votato Grillo perchè stufo di parole vuote. Vorrei ricordarti che in usa ormai è un po che si usa internet nelle campagne politiche e non solo, non ti ricordo che i primi a votare via rete sono stati gli estoni. E non ti ricordo le rivoluzione arancione trasformatasi in primavera araba e che qui è molto piu democratica e si chiama M5stelle. Non ti ricordo che in paesi dove la sx è meno a sinistra di quella italiana hanno risolto il discorso gay o dove la sx fa e non spende 20 anni x cercare di neutralizzare il berlusca, senza neanche riuscirci, o dove appoggia e accetta riforme tipo quella della fornero. Non ti ricordo tutto questo ma ti ricordo che le stesse cose che dici sono state dette di voi (te lo sei dimenticato il mostro soviet) e adesso tu le dici di altri? E poi ti chiedi perchè la sinistra non ha vinto? Forse manchi di rispetto a milioni di persone come facevano da Arcore? E poi ti atteggi a Padre che invita i figli a non farsi strumentalizzare? Attenzione a chi odi per 20 anni rischi di diventare come lui! Ah in ultimo se permetti sono capace di usare la mia testa senza che tu mi “consigli” tizio o caio…tu continua a parlare che noi facciamo il cambiamento che voi non siete stati capaci di fare ps vatti a leggere cosa diceva Vendola della leadership dell’acciaieria di Taranto prima dell’intervento della magistratura e comunque se la sx italiana ha perso milioni d voti, forse un motivo c’è!

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