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Uno scambio conveniente

by admin on Apr.27, 2010, under Politica, Società

Nella ricerca di come diavolo si chiamasse il premier bielorusso, per poterlo citare (vedi il post precedente) come papabile cattedratico della Università del pensiero liberale sognata dal Piersilvio per antonomasia, mi è capitato per caso di imbattermi in una delle sue leggendarie battute, espressa stavolta in Turkmenistan occasione dell’incontro che il “nostro” ebbe a suo tempo con il premier di quella nazione ed il suo staff.
La battuta riguardava la proposta di uno scambio di ministri fra i rispettivi governi.
In soldoni: Io ti do Sandro Bondi (+conguaglio, ndr) e tu mi dai la tua ministra corrispondente (della Cultura, di nome Maysa Yazmuhammedowa).
La risposta pare sia consistita in un sorriso (non si sa se di compiacimento o di compatimento). Ma in pratica, un rifiuto!

Del resto come non concordare con l’ospite, e contemporaneamente tirare un sospiro di sollievo per il pericolo scampato dal mondo della cultura italiano, che si sarebbe privato non tanto di uno strenuo protettore, quanto di un sommo poeta.

Il concetto diviene immediatamente evidente se si mettono a confronto due componimenti quasi omonimi, “a Silvia”, di Giacomo Leopardi, e “a Silvio”, appunto di Sandro Bondi.

A Silvia (di Giacomo Leopardi)

Silvia, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita mortale,
Quando beltà splendea
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
E tu, lieta e pensosa, il limitare
Di gioventù salivi?

Sonavan le quiete
Stanze, e le vie dintorno,
Al tuo perpetuo canto,
Allor che all’opre femminili intenta
Sedevi, assai contenta
Di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
Così menare il giorno.

Io gli studi leggiadri
Talor lasciando e le sudate carte,
Ove il tempo mio primo
E di me si spendea la miglior parte,
D’in su i veroni del paterno ostello
Porgea gli orecchi al suon della tua voce,
Ed alla man veloce
Che percorrea la faticosa tela.
Mirava il ciel sereno,
Le vie dorate e gli orti,
E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
Quel ch’io sentiva in seno.

Che pensieri soavi,
Che speranze, che cori, o Silvia mia!
Quale allor ci apparia
La vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
Un affetto mi preme
Acerbo e sconsolato,
E tornami a doler di mia sventura.
O natura, o natura,
Perchè non rendi poi
Quel che prometti allor? perchè di tanto
Inganni i figli tuoi?

Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,
Da chiuso morbo combattuta e vinta,
Perivi, o tenerella. E non vedevi
Il fior degli anni tuoi;
Non ti molceva il core
La dolce lode or delle negre chiome,
Or degli sguardi innamorati e schivi;
Nè teco le compagne ai dì festivi
Ragionavan d’amore

Anche peria fra poco
La speranza mia dolce: agli anni miei
Anche negaro i fati
La giovanezza. Ahi come,
Come passata sei,
Cara compagna dell’età mia nova,
Mia lacrimata speme!
Questo è quel mondo? questi
I diletti, l’amor, l’opre, gli eventi
Onde cotanto ragionammo insieme?
Questa la sorte dell’umane genti?
All’apparir del vero
Tu, misera, cadesti: e con la mano
La fredda morte ed una tomba ignuda
Mostravi di lontano.

A Silvio (di Sandro Bondi)

Vita assaporata
Vita preceduta
Vita inseguita
Vita amata.
Vita vitale
Vita ritrovata
Vita splendente
Vita disvelata
Vita nova

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